Glamping (non di lusso) nel selvaggio Connemara, Irlanda.

Aggiornamento: 13 dic 2021


Entrata dell'ostello/ comune / Letterfrack, Irlanda

Quando ho mostrato alla mia amica Elena la foto della tenda che avevamo prenotato io e Giulia, lei disse “Scusa Sara e hai anche pagato per dormirci?”


Ricordo invece che quando Giulia, la mia compagna di viaggio, mi inviò la stessa immagine in attesa di un mio consenso, io non ebbi esitazione e subito le dissi “ Siiii Prenota subito”!


La nostra reggia a Letterfrack, Irlanda


Ma di quale posto sto scrivendo? La foto ritraeva una tenda nel cuore della regione del Connemara in Irlanda, precisamente a Letterfrack. Non era una comune tenda da campeggio, bensì una piccola veranda di vetro con all’interno luci di Natale e decorazioni colorate.

Altri scatti presentavano una casetta colorata di azzurro, ambienti caldi con grandi vetrate e una colazione sana ed abbondante che ha dato il via alla prenotazione. Evviva!


Quando arrivammo l’entrata rispecchiava la foto: c’erano la casetta azzurra e le grandi finestre. Ma la mia attenzione fu catturata da una donna seduta sulla panchina a lato della casetta, immersa nel suono della chitarra che suonava ad occhi chiusi e con una lunga treccia di capelli argentati che le cadeva a lato. Mi strappò un sorriso e lei nemmeno si accorse del nostro arrivo.


camera con vista giardino


La proprietaria, una signora gentile e sorridente con un cattivo rapporto con il sapone, ci accompagnò subito alla nostra reggia. La seguimmo curiose come delle bambine verso il retro della casa, dove ci mostrò il nostro alloggio. Nel vederlo, cercammo di trattenere le risate per non risultare maleducate.

Vi assicuro che era tale e quale alle foto, ma sappiamo tutti che i momenti quando vengono vissuti suscitano emozioni completamente diverse rispetto a quelle generate dall’immaginazione.

Ci siamo subito coricate, indiscutibilmente felici, anche se in quell’esatto momento ci rendemmo conto di alcuni elementi mancanti tipo ..e il bagno? E se fa freddo?

L’ampio giardino con delle tende accampate separava l’ostello da un fitto bosco quasi impenetrabile.


Galline, gatti e famiglie hippies completavano il quadro campestre.

All’interno, ogni angolo dell’edificio era esageratamente arredato: polvere in abbondanza, un grande soggiorno comune dove rilassarsi, una cucina con tre fornelli e 5 pentole, due bagni, uno al piano terra tutto dipinto di azzurro e uno al piano di sotto con adesivi sulle porte delle docce che ricordavano figure della vecchia scuola di tatuaggi.


Bagno al piano terra


La sala colazione era il fiore all’occhiello, posizionata in fondo ad una scalinata allegramente pitturata con topini che fuoriuscivano dalle loro piccole tane.


La mattina, ancor prima di scendere le scale, davamo la caccia a un posto per due persone e, una volta individuato, iniziava una sorta di partita di rugby con gli altri ospiti per aggiudicarcelo. Solo dopo esserci sedute prestavamo attenzione ai fortunati che dividevano il tavolo con noi e, a suon di blues proveniente da un vecchio giradischi, godevamo di una colazione sublime.


Le due notti trascorse nella reggia sono state fredde e umide. Un mattone di coperte ci ha salvate dal raffreddore, ma soddisfare i nostri bisogni notturni è stato comico e avventuroso.


Per andare in bagno abbiamo dovuto far leva sulla nostra forza di volontà e uscire dalle tiepide trapunte, vestirci (in realtà chi si spogliava!) metterci le scarpe, preparare una luce per poterci vedere qualcosa, sperando che non piovesse. La prima notte abbiamo corso come disperate attraversando il giardino, accorgendoci solo alla fine della fuga che non era pioggia lo scroscio che sentivamo ma il rumore di un torrente!


Giardino della comune


Ricorderò sempre con un sorriso quel luogo bizzarro e singolare che ci ha lasciato ricordi indelebili di un viaggio a dir poco strepitoso.




Leggi anche Il mio racconto "La mia Irlanda Blu"






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